A cura dell’Avvocato Dionigi Bovolo, esperto di contrattualistica del trasporto

Animali a bordo - Keep Care

‘Dimenticarsi’ del proprio cane in auto può costare, oltre alla condanna morale, una sanzione fino a 10.000 euro e l’arresto fino a un anno. Le società di renting lo sanno

animali a bordoÈ noto che gli italiani amano i cani, salvo poi abbandonarli, con un comportamento a dir poco criminale, sulle autostrade quando ci si accorge che non sono di peluche, ma hanno esigenze e diritti ben codificati. Al momento di ordinare un’autovettura, è perciò necessario dotarla di tutti gli allestimenti necessari per il trasporto dei nostri amici a quattro zampe. Come previsto dai contratti di Noleggio a lungo termine, è al concessionario che occorre fare presente che sull’auto viaggeranno anche simpatici animali e che quindi, a bordo del veicolo, devono essere montati tutti quegli accorgimenti tecnici idonei allo specifico trasporto in sicurezza della specie posseduta. Le regole, e le sanzioni per gli inadempienti, sono previste dal Codice della strada all’art. 169, ma quando entra in gioco il loro benessere può essere applicato anche il Codice Penale.

Il caso del quale ci occupiamo, e per il quale si è pronunciata la Corte di Cassazione, riguarda l’ipotesi di maltrattamento e abbandono di un cane a bordo di un’auto parcheggiata al sole con i finestrini ermeticamente chiusi. Frutto di una scellerata dimenticanza del padrone del veicolo, e dell’animale, il fatto ha assunto rilievo di natura penalistica perché nel comportamento del proprietario i Giudici hanno ravvisato i caratteri della crudeltà e dell’indifferenza. La condotta è punita dall’art. 727 del Codice Penale che sanziona i casi di abbandono di animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze, come verificatosi nella fattispecie.

La Cassazione ha ritenuto che al povero cane abbandonato in auto sia stato inflitto un vero e proprio supplizio. Corretta e a mio parere condivisibile, dunque, la sanzione dell’ammenda posta a carico del proprietario del cane al termine del processo, anche in considerazione del fatto che troppo spesso le cronache hanno raccontato non solo di animalima anche di bimbi ‘lasciati-solo-per-unattimo’ di fronte a un supermercato o a un centro commerciale da padri e madri disattenti (per usare un eufemismo) e morti dopo atroci sofferenze. Il dispositivo della sentenza n. 44902/12 depositata il 16 novembre ha così il pregio di aver definitivamente chiarito che una tale negligente condotta non è
da ritenersi semplice “distrazione”; se si tratta di un animale “la condotta del proprietario che lascia il proprio cane in auto, con i finestrini chiusi, in una giornata soleggiata e con temperatura particolarmente elevata, atteso che tale comportamento è assolutamente incompatibile con la natura dell’animale, potendo provocargli paura e sofferenza” integra il reato di cui all’art. 727 del Codice Penale. Nel caso, invece, si fosse trattato di una persona, il reato contestabile sarebbe stato quello di omicidio.

Guida in stato di ebbrezza - La colpa è tua

Se il driver è alticcio e commette reato, la società di noleggio può dormire sonni tranquilli. La Cassazione ha stabilito che l’auto non si tocca. A patto che...

Il quesito: l’autista di un veicolo noleggiato, sorpreso a guidare in stato di ebbrezza, oltre alle sanzioni codicistiche ‘tipiche’ per tale reato, è anche soggetto alla confisca dell’auto, anche se non ne è il proprietario? La questione di diritto, considerato che ai sensi dell’art. 186 comma 2 lettera ‘c’ del Codice della strada è “sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato”, verte su cosa si deve intendere per “appartenenza” del veicolo. Con la sentenza n. 14484/2012 emessa dalle Sezioni Unite della Cassazione Penale è stata fatta finalmente chiarezza. Anzitutto è stato spiegato che “è stata esclusa la ricomprensione nella nozione di appartenenza della semplice disponibilità giuridica qualificata del godimento del bene, sulla base di una fonte giuridica legittima”, cioè un regolare contratto che ne certifica la mera utilizzazione libera, non occasionale e non temporanea del bene. E tale deve essere considerato un contratto di noleggio. I Giudici, al termine di un complesso ragionamento che ha tirato in ballo anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, hanno enunciato il principio di diritto secondo il quale “non è confiscabile la vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore del reato, utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, se il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato”. La fattispecie, invero, riguardava un contratto di noleggio senza conducente; l’autovettura in prima battuta sequestrata dalla Polizia per poi essere successivamente confiscata ai sensi dell’art. 224 ter C.d.S. che costituisce la norma generale in materia, risultava di proprietà della società di noleggio che, ovviamente, è risultata essere estranea al reato commesso dall’autista del veicolo. In effetti, sottolinea la sentenza, una condizione per escludere la confiscabilità del bene “è l’estraneità al reato del soggetto cui appartiene il veicolo”. Questi, per considerarsi estraneo, “deve essere in buona fede e cioè non deve avere in alcun modo partecipato al reato”. In assenza di comportamenti negligenti del proprietario del bene e di vantaggi e/o utilità consapevolmente ricavati dall’illecito, la responsabilità del proprietario potrebbe rilevarsi, in questa fattispecie concreta, solo in presenza di “situazioni di difetto di vigilanza o per altro comportamento colposo perpetrato, ad esempio, nel caso in cui il proprietario dell’autovettura risulti a bordo con il trasgressore”. La società concedente, dunque, in tali casi non deve sopportare il danno economico derivante dalla confisca di un cespite di sua proprietà; ragione questa per la quale, concludono i Giudici, “il mezzo non è confiscabile ai sensi dell'art. 186 CdS e neppure evidentemente può essere oggetto di sequestro ai fini della sua confiscabilità obbligatoria”.

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